IL MUSEO DEL "G" 2


 Uno che ha lasciato il segno, ma che per esserne sicuro si fa un museo, anzi due!


Il "G" è un artista vero... perché è, soprattutto, un uomo vero, dove per uomo s'intende colui che non si mimetizza dietro mistificazioni e luoghi comuni... ma fa dei luoghi comuni e delle mistificazioni autentiche frustate sui glutei immondi del bigottismo, sui tanto declamati attributi della forza-costi-quel-che-costi = intolleranza in testa, sulle putritudini dei falsi pudori. 
Nel "G" avete trovato un training della più alta scuola freudiana... 
e gratis per di più!

Roberto Arnaldi
("Robertino" di Radio Montecarlo)
dalla sua prefazione al 
secondo libro del "G"
(1996)


Un grato ringraziamento 
dall'aldiqua all'aldilà
ai grandi
Umberto Eco e Roberto Arnaldi
per le bellissime parole 
nei miei confronti 
che ho voluto a introduzione
dei miei due Musei.



Il mio primo, enorme MUSEO 
si trova qui:
(clicca pure) 

Composto da un unico, interminabile post, 
l'ho talmente riempito che non riesce più ad aggiornarsi, poverino.
Si è bloccato,
fortunatamente dopo aver raggiunto
un ottimo livello di completezza, 
tutt'altro però che totale.
 Per questo, come seguito, ho aperto il presente 
secondo MUSEO, 
che ho intenzione di riempire 
in ugual misura. 
Poverino.


E questo sono io, il "G", 
ovvero Gianni Greco
(Firenze, 18/3/1943 - ?, ?/?/?),
nel pieno dei miei 50 anni,
alla radio,
l'età ideale, il luogo ideale.

Per le presentazioni e 
rimando al primo MUSEO:
Non ho voglia di ripetermi, ma di continuare il racconto.
 
Ricordo solo, e ribadisco che:

I) Io sono "piccolo", e non si pensi
che non me ne renda conto. 
Fuori della Toscana ben pochi mi hanno conosciuto, 
ma quello che ho smosso nel mio "Granducato", 
come si può vedere in questi miei Musei, 
mi ha reso grande agli occhi e alle orecchie 
di numerosissimi "sudditi".
E sono riuscito a essere un grande
anche per gli altrettanto numerosi detrattori: 
un grande stronzo!
Sic parvis magna.

II) Tutti, dal più grande al più piccolo, 
dovrebbero farsi un proprio Museo virtuale, 
perché anche i grandi tempo una generazione 
vengono dimenticati, 
a meno che non si chiamino 
Dante, Leonardo, Michelangelo 
o magari Gesù.
Figuriamoci i piccoli.

III) A chi non avesse un'idea dei programmi del "G" consiglio un giretto su YouTube 
cercando "Sondazzo", "il G", o, 
in particolare, "Sblindo's Studios", 
dove si può godere 
dell'ascolto di centinaia delle mie 
"provocazioni telefoniche"
registrate e pubblicate 
da fedeli ascoltatori.  
E buon divertimento.


L'ambiente museale si suddivide in due parti: 
il MUSEO propriamente detto, che prosegue la narrazione 
in gran parte svolta nel MUSEO 1,
che va dalla nascita fisica 
al momento attuale, 
e il DEPOSITO, 
dove si accatastano i più vari approfondimenti 
in ordine sparso.

CONTENUTI DEL 
MUSEO 1
vedi:

CONTENUTI DEL 
MUSEO 2
(parte narrata)
Periodo storico:
2024 - ????
"C'E' ANCORA DOMANI"
Capitolo:
IL RITORNO DEL "G"
(continuazione dal Museo 1)
Contiene tra l'altro 
i seguenti inserti:
1
CHI E' GIANNI GRECO
DETTO IL "G"?
La risposta di Google AI Mode
2
 IO VENGO 
3
 LA MIA FRONTE ALTA 
4
ARMI & BAGAGLI

CONTENUTI DEL
DEPOSITO
del Museo 2
(parte documentativa)
- UN'AVVENTURA IN BIANCO 
E NERO -
- "G": HANNO DETTO DI LUI -
- PERSONAGGI DEL SONDAZZO 
VISTI DALL'AI -
- DI TUTTI I TITOLI -
- A PROPOSITO DI ETICHETTE -
- LE SERENATICHE -
- LE PROFEZIE DEL SONDAZZO -
- PERSONAGGI ACRONIMATI -
- TORMENTONI -
- "G" E SUOI DERIVATI -
- ISTANTANEE ALLO SCHERMO -
- LE FALSE OFFESE -
- L'ALBA DEI SOGNI INFRANTI -
- RACCOLTA INDIFFERENZIATA -
(in incostante accrescimento)



Un unico lungo post da scorrere, niente di cliccabile tranne il collegamento al MUSEO 1:


Questo strano blog è concepito,
per proporzioni e impaginazione,
sul e per il COMPUTER, 
ma i suoi contenuti, 
fortemente ingrandibili, 
sono fruibili anche sullo smartphone.
E' tuttavia consigliabile, 
potendo o volendo, 
la visione su pc.

(La qualità delle immagini qui riprodotte risulterà a volte modesta. Bisogna prendere quello che c'è:
quello che non c'è è molto peggio).



Chi ha foto, video, ricordi 
o qualsiasi tipo di memoria 
attinente al "G" o a Gianni Greco 
può contribuire al Museo 
inviando il materiale a:

scriviag@gmail.com

 Sempre su questa mail
può e deve essermi inviata 
qualsiasi comunicazione, 
essendo chiusi i commenti del blog,
perché questo non è un post 
su un social.
Grazie!


E come disse Enzo Tortora 
al suo ritorno in TV 
(frase che io previdi preannunciandola 
con molto anticipo alla radio 
in una sorta di scommessa 
con gli ascoltatori):

"DUNQUE...
DOVE ERAVAMO RIMASTI?"


Eravamo rimasti qui.
Già, peccato però che questa sia 
TA 
(Topa Artificiale).

Beh, insomma, siamo rimasti a me, che dopo decenni di grandi soddisfazioni, successi 
ma anche amare delusioni
mi sono trovato, a 81 anni, 
ad affrontare di nuovo 
il microfono, 
in tempi cambiati più di me, 
che il tempo non l'ho mai mollato.


Riprendiamo quindi dal periodo storico a cui eravamo arrivati, definito - come tutti gli altri - 
dal titolo di un film 
sotto una datazione il cui finale 
finché son vivo è ignoto:


... e dal capitolo da cui possiamo continuare a narrare in tempo reale l'attualità:


Ah, e sia chiaro,
non mollo neppure ora 
che sono arrivato a 83


con l'anima e la faccia 
di un bambino nel giorno 
del suo primo compleanno.


Ma ricapitoliamo il capitolo.
Nel 2024, dopo un decennio abbondante 
di distacco dai microfoni 
(a parte vari interventi pubblici 
ben lontani però 
dagli studi radiotelevisivi) 
vengo invitato dal quotidiano 
La Nazione 
- lo stesso che molti anni prima 
mi aveva dedicato, tra gli altri, 
il titolo "Mister G si vergogni!" -
 a partecipare al suo nuovo 
podcast 
per celebrare gli antichi fasti 
di quello stesso "G" 
che avrebbe dovuto vergognarsi.
Una bella rivincita, non importa quanto tardiva. 
Il fiume scorre.
Ci vado.


Ed è allora che 
per la prima volta dopo anni 
torno a contatto con una 
realtà radiofonica. 
Mi dico che è solo un 
piacevole intervallo 
tra le tante cose a cui mi sto dedicando 
col mio nome intero, 
ma mi sbaglio: 
qualcosa bolle in pentola.

 Spinto da grandi amici 
ex ascoltatori 
vengo richiesto da una 
importante radio fiorentina, 
e questa specificazione territoriale
non potrebbe essere più consona:
è un'emittente sportiva 
tutta dedicata alla squadra omonima.
Infatti si chiama Radio Firenze Viola.
Che ci faccio io lì? 
Mi tranquillizzano: 
niente di calcistico, devo solo 
- come voce fuori campo - 
rompere i "palloni" ai due conduttori
che parlano sempre di calcio. 
Allora sì, accetto!


Presentazione ufficiale...
La trasmissione si chiamerà 
"Ganzamente in viola",
dal titolo del mio storico
programma radiofonico
"Ganzamente insieme"
("ganzamente" è un avverbio 
di mia invenzione, 
assente dai vocabolari).


Un vero "lupo solitario".

30 ANNI DOPO
IL TITOLO DI QUEL
SERVIZIO TELEVISIVO...

Io 
(ex mitico "G")


mi unisco al branco:

 Alberto Di Chiara
(ex nazionale di calcio)


&

Costantino Nicoletti 
(ex presidente dell'Ascoli Calcio)


Ahuuuuuuuuuuuu!!!


In fondo siamo tutti
ex qualcosa, noi lupi.

EXCELLENT!
EXTRAORDINARY!
EXCLUSIVE!

EX... VOTO
(mi ci voleva proprio,
cominciavo ad annoiarmi)

2024/'25.
E vada per una stagione, 
mi dico, 
mi diverto un po'
e poi torno a fare il "mitico ex".


Ma la cosa ha funzionato,
 e vengo riconfermato per una
seconda stagione (2025/'26). 

Ehi...
Va a finire che io qui c'invecchio...
(Spiritoso!)


E ci ho anche preso gusto.
Tra l'altro questa è una radio che,
oltre a essere ascoltabile in tutto il mondo,
si vede sia sul digitale terrestre
che online, 
una vera e propria TV. 
E nella seconda stagione, 
spinto dalla mia inarrestabile 
smania creativa, stimolata
in questo caso 
dall'uso statico del mezzo televisivo
 fatto in quell'emittente 
(due persone sedute che parlano
dietro a un tavolo,
immagine frontale fissa), 
mi sono inventato un ruolo visivo 
sul ledwall alle spalle dei due chiacchieratori sportivi, 
altrimenti utilizzato 
solo come sfondo inattivo. 
Prima ero una voce invisibile, 
adesso un'entità dominante. 
E ho cominciato a divertirmi per davvero.


In questi ultimi anni 
ho collezionato molte 
"prime volte", 
che alla mia età significano 
vita.
Quanti vecchi vedo in giro, 
e spesso sono più giovani di me, 
ma solo all'anagrafe... 
Non hanno più prime volte. 
Io sono un ragazzo.
Ho ancora tanto da imparare!




Ma per andare avanti 
spesso è necessario fare un passo indietro.
Cosa scrivevo nel primo Museo 
in merito al mio impegno 
radio-televisivo?
Questo:


Ecco. 
Anche la seconda stagione 
è terminata.
L'età prevista è raggiunta
(e superata).
Dunque ne ho cavato le gambe?


Pare di sì!




2 luglio 2026


Inserto uno


(Copio e incollo mutando il font in Verdana e centrando il testo, non togliendo né aggiungendo o modificando alcunché. I grassetti sono originali).

Gianni Greco, universalmente noto con il nome d'arte di "G" (o "Il G"), è un pilastro assoluto della radiofonia italiana. Nato a Firenze nel 1943, è un artista poliedrico: musicista nei primi anni '60, scrittore, saggista e conduttore. La sua impronta culturale e satirica ha segnato un'epoca. 
La nascita di Radio Blu e l'era di "Ganzamente insieme" 
Dopo i primissimi esordi alla fine degli anni '70, Gianni Greco diventa direttore artistico di Radio Blu tra il 1982 e il 1983. Nel 1983 decide di lasciare la direzione per dedicarsi totalmente alla conduzione.
Crea così un monumentale contenitore pomeridiano (in onda dalle 12 alle 16, dal lunedì al sabato) intitolato Ganzamente insieme, uno spazio libero, dissacrante e intriso di tipica ironia toscana che terrà incollati gli ascoltatori fino al 2007. 
Il "Sondazzo": la rivoluzione degli scherzi telefonici
All'interno del programma nasce nel 1983 la striscia Abboccano!, che diventerà poi il leggendario Il Sondazzo. Gianni Greco ha praticamente inventato e codificato il genere della provocazione telefonica e della beffa surreale in diretta radiofonica. 
  • Lo stile: Il "G" non faceva semplici scherzi; creava veri e propri cortometraggi sonori. Spacciandosi per i personaggi più disparati (da "Attila dei traslochi" al "Mago di San Miniato"), metteva in difficoltà i malcapitati esplorandone le reazioni psicologiche, l'ingenuità e i tic verbali.
  • L'impatto culturale: Il successo fu clamoroso. Il termine "Sondazzo" è entrato persino nei testi di linguistica come neologismo di successo. Il programma ha vinto per ben due volte il Premio Pegaso come miglior trasmissione radiofonica della Toscana. 
  • L'innovazione del live: Nel 1990 il "G" porta il format nei teatri e nelle piazze, improvvisando telefonate crudeli in diretta davanti al pubblico usando i numeri forniti dagli spettatori. Un'idea così forte che dieci anni dopo verrà ampiamente ripresa dalla TV nazionale (come nel programma Libero di Teo Mammucari su Rai 2). 
La riscoperta nazionale con "La Zanzara"
Sebbene il programma storico su Radio Blu si sia chiuso nel 2007, il mito del "G" non è mai tramontato. Nel 2016 Giuseppe Cruciani e David Parenzo lo hanno fortemente voluto a La Zanzara su Radio 24, riproponendo i suoi storici cult e affidandogli nuove incursioni telefoniche, facendolo conoscere e amare anche dalle nuove generazioni a livello nazionale. 
Oltre la Radio: Musica, Libri e Memoria Storica
Gianni Greco non è solo una voce irriverente. Nella sua vita ha pubblicato circa quindici libri (molti in vernacolo fiorentino) ed è un instancabile ricercatore storico. Cura l'Archivio Pezzaglia-Greco, un patrimonio immenso ereditato dai nonni attori del primo Novecento (tra cui la celebre attrice Paolina Pezzaglia), dichiarato dallo Stato italiano come "Archivio di interesse storico particolarmente importante". 


Poi...
6 luglio 2026


Beh, che c'è? 
Perché questa faccia stupita? 
C'è qualche novità?


E cos'è questa espressione tra l'ebete e l'allucinata?
Ho capito: non ci hai ancora 
cavato le gambe, vero?


Esatto, proprio così.
Il programma è stato riconfermato per la terza stagione!
Già mi accontentavo di una,
poi - ma sì - di due,
la terza però mi avvince:
fare la terza alla mia età non è da tutti...
(Lo so, non fa ridere, soprattutto me).


Allora ci si rivede e ci si risente presto 
su Radio Firenze Viola 
& FirenzeViola TV!
Vuol dire che ne caverò le gambe
nel corso del mio 85° anno di vita.
Sentilàeeeee...


Un bacio a tutti
(tranne agli stronzi!) 


Inserto due

Ero intenzionato a collocare il presente inserto e quelli successivi nel DEPOSITO del Museo, poi ci ho ripensato: non attengono alla sfera pubblica, ma a quella privata, e in questa caldissima estate 2026 uno sguardo alle proprie origini all'interno della narrazione attuale 
ci sta, 
è rinfrescante.
Quindi diamolo.

Io vengo 
dalla lira ancora alata del 1943, 
ma da quando ebbi coscienza la mia lira fu quella dell'immediato dopoguerra, 
talmente svalutata da non poter essere suddivisa in centesimi, ripiegata su se stessa quasi a vergognarsi, 
molto più piccola e leggera 
(in tutti i sensi) dell'altra.
La mia lira
fu quella dei perdenti.
Ma l'aquila della nascita mi restò dentro,
per volare sempre, per vincere, a volte.


Io vengo 
dal chewing-gum. 
Barretta alla menta o pallina colorata, 
il sapore presto svaniva, e ne dovevi ficcare in bocca un'altra. 
Mai stato bravo a far le bolle, 
in compenso mi si indolenzivano le fauci.
Invenzione-invasione americana 
e manna dal cielo per i dentisti, 
una delle cose più inutili e dannose
dopo le sigarette. 
Ma tutti masticavano...
Noi ragazzi del Pignone la chiamavamo
"sciringùmme".


Io vengo 
dai fumetti a striscia 
da 15 lire.
La grande avventura per
piccole mani.

Io vengo 
dalla ghiacciaia, perché il frigorifero
non ce lo potevamo permettere.


Io vengo 
dalla Radio, ignorando che ci sarei
cascato dentro mani e piedi.
Lei ci lasciava liberi di farci immagini di tutto ciò che diceva (= immaginare).
Ci allenava l'intelligenza, la fantasia:
io l'ascoltavo vedendo mondi invisibili e... imparando senza saperlo.
Poi venne la Televisione, che tolse ogni facoltà ai nostri tendenzialmente pigri cervelli.
Da attivi diventammo passivi, 
da intelligenti deficienti, 
così, in un attimo, 
senza nemmeno accorgercene.
E io... pure lì dentro cascai.
Ma non mi feci troppo male.
 Io vengo 
dal telefono a muro "duplex", 
che quando la vicina parlava 
(e parlava molto) 
non si poteva usare.


Io vengo 
dalla merda di cavallo sulle strade,
perché quegli anni furono virtualmente gli ultimi dell'800, 
con ancora carrozze e stalle in città. Quell'odore acre e forte, 
che oggi sarebbe impensabile, 
allora era normale. 
Ma le vere merde erano, sono 
e sempre saranno
quelle che di fuori non puzzano.


Io vengo 
dal juke-box, da cui usciva 
pura e timida 
la mia gioventù 
(e qui mi viene il magone). 


Io vengo 
dal rock'n'roll, la vera liberazione dalla canzone all'italiana, che aveva spalmato di miele appiccicoso i miei primi, melodici anni.


Io vengo 
dalle lettere e le cartoline scritte a mano e col francobollo da leccare, 
e se c'era una signorina in sia pur castigato costume da bagno, beh, con quella mano non si scriveva soltanto.


Io vengo 
dai negozi veri, mesticherie, salumerie, macellerie, lattai, pesciaioli, stagnini, baloccai...
Al massimo Grandi Magazzini.
Supermercati? 
Mai sentiti nominare.


Io vengo 
dai Beatles. 
E ho detto tutto.


Solo una dozzina di piccoli ma significativi esempi della lontanissima galassia da cui provengo, ma sono migliaia le sfumature di quegli anni, e poi di tutti quelli venuti dopo, a cui non mi sono sottratto, 
assorbendo immense consapevolezze 
che sono poi esplose in quel magico contenitore di mondi che è la radio,
quella vera 
(perché esiste anche - e soprattutto - 
quella falsa, inutile, futile), 
dentro la quale ho riversato 
tutto il mio vissuto, 
in quell'epoca di felice e libera 
fin de siècle 
- l'ultima prima del mefitico 
politicallycorrectwokecancelculture
deluge - 
in cui se mi domandavano: 
"Da dove vieni?", 
potevo ancora azzardarmi
a rispondere:
"Dall'uccello! E come godo!".


Inserto tre








Mi sembra evidente che io abbia
preso dalla mamma: capelli fini,
attaccatura arretrata, 
fronte a bauletto.
Ne ho le prove:





"Sei un bambino o una bambina?"
"Sono un bambino!!!".



Gli studi di Lombroso non sono più di moda. 
O forse sono solo opinioni di gente con la fronte bassa.
Ma si dà il caso che io sia un tardo
"lombrosiano": cioè attribuisco ai tratti somatici un'importanza non secondaria nell'interpretazione dei caratteri, anche se un po' a modo mio.


Un esempio: diffido profondamente delle persone con gli occhi troppo vicini 
e di quelle con gli occhi troppo lontani 
(se ne vedono in Tv, non ho bisogno di fare esempi). 
E al di là delle fronti non sopporto gli uomini con la testa complessivamente troppo grossa 
(ce ne sono in politica e nella gestione del potere in genere).
Ma soprattutto attribuisco ancora alle fronti alte e spaziose un surplus di intelligenza.
Interesse privato?
Direi piuttosto intima conoscenza del tipo.
Me.




















Inserto quattro


Nel primo Museo, 
sia nell'esposizione che nel
Deposito, 
mi si trova ampiamente chitarrato. 
In questo secondo Museo
sull'argomento 
consiglio vivamente la visione,
nel Deposito, del capitolo
 
"L'alba dei sogni infranti",
 
in cui la mia prima storia musicale 
va avanti 
e si conclude non senza
rimpianti e intime confessioni.

Ma adesso vediamo un po' il Gianni
boy-scout/militare
armato e bagagliato.



Opperbacco!
Un boy-scout con la pistola!
Ma solo per scena teatrale.



Sempre per scena in questo rocambolesco duello mimato
"al buio"
fingevamo di impugnare delle spade.



In campeggio anche quando cucinavo 
non dimenticavo di indossare 
il mio fedele coltello...
Ma qui probabilmente lo stavo usando, perché la custodia sembra vuota.



... e se ero senza armi diventavo io stesso un'arma letale!
(Ammazza che fisico...).



Su questa foto di un campo estivo del 1958 ho sempre avuto forti dubbi: sono io o non sono io in quel salto mortale?
Il ricordo dice che sono io, 
la ragione mi dice di no.


Quanto a bagagli, niente male questo bel carico di arbusti. 


Un po' di storia:


fui lupetto dagli 8 ai 12 anni.


Fui boy-scout dai 12 ai 16 anni.


La nostra Squadriglia schierata.
Io, a destra, il più bischero:
indossavo ancora la divisa invernale.
I due a sinistra, molto peggio: 
ebbero la sorte di morire giovani.


L'allegria non mancava mai.
(Foto mia).


L'immersione nella natura 
era completa.
E si era belli magri. 
Certe volte anche troppo.
(Foto mia).


Dalla sorgente dell'Arno...


... alle vette appenniniche.
(Foto mia).


Poi i Grandi Cerchi 
che rinsaldavano la nostra comunità
fatta di giovani e giovanissimi
che venivano su bene. 
Niente a che vedere con l'ottusa
disciplina militare
che avrei sperimentato in seguito.
(Foto mia dal memorabile "San Giorgio" 1958).


1957.
Come si vede facevo parte della
Squadriglia dei Cervi. 
Un bel carico di... corna.


Per non parlare di zaini assai pesantucci.
Qui siamo di ritorno da un sano ma duro campo estivo, stremati. 
Io sono quello a destra col cappellone.


Badalà che zaino!
Le foto ce le fece La Nazione, perché avevamo battuto un record di scalata.


Dall'articolo de La Nazione traggo questa immagine in cui si nota che lo zaino è più grande di me. 
Infatti anche da una foto editoriale così sbiadita si vede che sono sfinito.
Ma andavo già sui giornali
nel 1957.
Cosa che non ricordo mi sia mai successa 
da soldatino.
Eppure ne ho combinate...
Come quella volta che m'impossessai di un'ambulanza e... Meglio non dire.
Ma quello militare è un mondo ottuso, chiuso in se stesso. Niente trapela.

Foligno, 1964.

Avvo 21 anni 
(la maggiore età di allora). 
Mi aspettavano 15 mesi di naja.

La differenza tra boy-scout e leva militare era la stessa che intercorreva 
tra la scelta e l'obbligo.
Ma se di obbligo doveva trattarsi volli comunque operare una scelta,
cioè partecipare al 
Corso Allievi Sottufficiali 
di Artiglieria:
ed ecco qua la mia sezione Allievi Sottufficiali Artiglieria da Campagna al completo. Mi si riconosce?



Ma sì, sono quello al centro, che impugna il suo fucile.
Qui le armi erano vere.



Ma la prima arma fu usata contro di me: un ago sconfinato che non mi sconfisse, anche se c'era lì pronto il prete per darmi l'olio santo.
Alcuni svennero. Io feci finta di no. 
Ma quanta febbre poi...


Prendevamo confidenza col "pezzo" con cui avremmo sparato dei bei confettini a un inesistente nemico: un obice presumibilmente risalente alla 
Seconda Guerra Mondiale.


Ed eccomi qua
- quello al centro - 
futuro "capopezzo" 
(sapete, quell'invasato che urla: 
"Puntat... Caricat... FUOCO!").

Tutti quanti ci facevamo la foto col proiettilone in mano, e non era mica finto, era vero, ne sapeva qualcosa il povero bosco che bombardavamo
spietatamente... 


... a parte quella volta che sfiorammo 
le case di un paesino 
per un errore del "puntatore".
Ma il "Fuoco!" l'avevo dato io...


Sotto le armi si fanno amicizie che durano tutta la vita, anche se non ci vedremo 
né sentiremo mai più.
Ecco "I 4 dell'Orsa Maggiore".


Ed eccoli in assetto di guerra.

Quelli del film erano 7 
ed erano in Marina,
ma suonava bene.


"I 4 dell'Orsa Maggiore".

Temibili come una zanzara 
di là dal vetro...


Armato fino ai denti
(è proprio il caso di dirlo).


C'era da aver paura,
anche perché avevo una pessima mira 
e il grilletto facile,
e a volte il fucile era carico.


Pronti per una esercitazione notturna:
elmetti, fucili e zaini pesantissimi,
che ci facevano riempire di cose inutili, anche di sassi (sul serio), 
purché pesassero tantissimo.
Io sono dietro con un risolino furbetto 
e la sigaretta in bocca.
Perché sotto le armi avevo cominciato a fumare.


Chissà perché ridacchiavo così.
Dovevo aver combinato qualcosa...


(Attenzione! Foto proibite!)

Mi mettevano anche a guardia della Polveriera, in un luogo isolato e fuori mano, da solo per giornate intere, e dovevo fermare chiunque si avvicinasse
urlando: 
"Altolà, chi va là? Qualificarsi! 
Parola d'ordine!". 
La parola cambiava ogni giorno. 
Una volta arrivò un colonnello e non lo feci passare, lui insisteva e sparai un colpo 
in aria,
come da regolamento.
Allora si affrettò a dirla quella parolina, perché il secondo colpo sarebbe stato 
al cuore 
(sì, insomma, con la mia mira gli avrei preso i coglioni).
Mi aveva messo alla prova e mi lodò.
Ma dall'odore doveva essersela fatta addosso.
Peccato, un coglionello l'avrei fatto fuori volentieri...


Le foto le scattavamo di nascosto 
con simpatici e complici commilitoni, 
su mia regia, 
al momento del cambio della guardia 
alla polveriera
(arrivavano tre uomini, uno mi dava il cambio e io andavo via con gli altri due). 


Ma era vietatissimo riprendere qualsiasi aspetto e ubicazione di quella
Santabarbara
stracolma di esplosivi.
Per quello facevamo le foto!


Ma il "nemico" non era solo quello immaginario di una guerra inesistente. 
Il nemico vero, reale, subdolo era... 
lo studio!
Perché il corso andava superato non solo sul campo, ma anche nelle aule scolastiche.


Le materie erano tante, e io alla fine ero ridotto così: praticamente alla disperazione. Studiavo in mezzo alla caserma, 
in culo alla disciplina! 
C'erano gli esami!

Poi il trasferimento.

Da FOLIGNO
"Lu centru de lu munnu"


a CREMONA
città delle tre T:
"Turàs, Turòon... Tetàs".
Prometteva bene.


Foligno-Cremona
trecentoventisei Km.
in linea d'aria.
Su strada cento in più.


Agli esami ero stato promosso 
(il voto più basso lo avevo avuto in
"Attitudine al comando", 
  e che ci vuoi fa'...), 
i meriti comunque
avevano superato i demeriti, comprese le molte punizioni subite
(di cui si trova ampia traccia sia su questo Museo che sul precedente).


In vista di diventare sergente
mi ero guadagnato il grado di
caporal maggiore, 
e avevo finalmente 
una camera - sia pure in coabitazione - 
con un letto vero e uno "sciacquino"
che me lo rifaceva, 
e dove con i miei pari grado 
potevo scatenarmi. 
Ma rimaneva un groppo di nostalgia per gli amici compagni di corso perduti per sempre, disseminati nelle caserme di tutt'Italia, come me a Cremona.
Mai dimenticati.



Si era capito per cosa andavo pazzo...



Anche del gruppo musicale che misi insieme si trovano visibili tracce nei due Musei,
passiamo quindi alle nuove e non leggere esercitazioni che pur nell'inutile sacrificio mi fecero conoscere e amare la Pianura Padana, i suoi alberi, la sua neve, la sua nebbia, il Po...
Arte.

Foto Pierre Pellegrini

Meravigliosi quei trasferimenti al sorgere dell'alba sui camion militari tra neve, nebbia, alberi dritti schierati in perfette geometrie, e grandi casali isolati in lontananza come fortini del Far West... 
Magia pura che nessuno oltre a me percepiva, ma a questo ero abituato. 
(Il peggio veniva dopo con le stupide, inutili manovrine militarucce il meglio delle quali era pisciare creativamente sulla neve. 
Molto più intelligenti e istruttivi 
i Grandi Giochi degli Scout).

Quegli scenari antelucani non li ho
scordati né mai più visti.
Ahhh... Maledetto amarcord...
(Citazione non casuale).


1965.
 Gruppo Esercitazioni 
sotto il mio comando.
Io ci sto proprio in mezzo.

No, dico, guardateli bene:
oltre che il graduato, 
ero o non ero anche il più bello?


No?


Vabbè, ma neanche il più brutto,
dai...

Facciamo il più fine?
Su, questa è facile...
Grazie.

Nuovi amici.


Alberi e neve.
Paesaggio magico appena fuori della caserma.
Freddo puro.


Obici.
Questi eran belli grossi.
E io?

Io... finalmente Sergente!


Sottufficiale.
Era l'ora!


Il sergente Greco sul Po.
Il periodo migliore: comandavo, godevo di un buono stipendio ed ero io che punivo 
gli altri.
Ah ah ah...
Adesso avevo a disposizione
un posto di lavoro sicuro e squallido
come ogni squallido 
posto di lavoro sicuro, 
con prospettive di promozioni 
fino al grado di maresciallo maggiore 
(wow!).
Ma col cazzo che firmai per la rafferma come mi fu proposto con parole allettanti 
prima del congedo.
Non ero un "firmaiolo", io!
E poi avevo da fare.


Boy-scout... Militare...

Cosa ho imparato?
Molto,
nel bene e nel male.

1) 
La lealtà, il piacere di scegliere, l'essere preparati, la disponibilità, l'amore... 
2) 
L'obbedienza cieca, la disciplina fine a se stessa, la ristrettezza di vedute, 
l'inutilità delle armi... 

Ma, incredibilmente, ho trovato più amicizia nella merda che nella cioccolata,
ed è naturale: ci si stringe di più
nelle situazioni negative.


Notato come nelle foto militari 
si sta sempre molto vicini, 
spesso cercando, sia pur tra maschi,
 il contatto, l'unione, 
 con le braccia sulle spalle?


Un periodo di vita coatta e innaturale
che non ha educato alla libertà,
e che nel migliore dei casi,
come è successo a me,
ha ottenuto l'effetto contrario:
grande palestra di consapevolezza
per i più intelligenti,
esca mortale per i più deboli,
i disperati "firmaioli".
Fu giusto abolirlo come obbligo.

Soprattutto però 
quello che non perdono alla "Patria"
è di avermi stroncato la musica 
nel momento migliore, 
anche se io stesso le ho dato 
una stupida mano.
(Vedi nel Deposito: "L'alba dei sogni infranti").

Sia come sia, tutto mi è stato utile
per quello che ho fatto dopo. 


Ma ora basta con i ricordi!
Il 18 settembre 2026
inizia la terza stagione di

GANZAMENTE IN VIOLA.

Purtroppo le coreane non ci saranno.
Tornate in Corea? 
No, mai esistite.







Traduzione dal fiorentino:
"Guarda là che megalomane".
(Ma è tutta autoironia)


Il sogno...


La realtà.
(Che poi non è così male).

Ma ecco la
PRIMA PUNTATA
Avevo bisogno di una nuova 
"prima volta",
perciò...


... a sorpresa la nuova stagione si apre con un personaggio altrettanto nuovo, e 
- per la prima volta - 
interpretato anche in immagine.
Perché i miei personaggi 
vivono di sola voce.


Non però GENNARO AVVOCALCIO, 
di professione ladro, 
coinvolto suo malgrado 
in vicende calcistiche 
a causa del suo cognome.

Napoletano, cerca le risposte che gli vengono sollecitate da persone che lo credono un avvocato del calcio, e lui si rivolge ai due esperti presenti per ottenerle.

Naturalmente si tratta sempre di questioni "spinose", che mettono in difficoltà i due conduttori.

Per prendere il posto del "G"
Gennaro Avvocalcio gli dice 
che sotto la radio c'è una 
bella ragazza che lo aspetta.


E il "G" abbocca subito,
precipitandosi fuori 
incurante della trasmissione.
La topa innanzi tutto!
Così il mariuolo
si prende il suo spazio...


... e al povero "G" non resta
che contemplare la strada
desolatamente vuota.



E tra i lazzi degli spettatori 
le trasmissioni continuano...


Ehi, ma qual è la vera novità di questa stagione?
Si sarà capito che io ogni anno amo aggiungere qualche accorgimento, specialmente visivo, al programma.
Ed ecco qua: finora le registrazioni delle storiche telefonate del Sondazzo erano sempre andate solo in audio, togliendo alla parte televisiva un pezzo importante di trasmissione e lasciandomi inutilmente inerte.
E allora eccomi, tutto solo (finalmente), 
a sottolineare le trame delle telefonate 
con la mia immagine muta attraverso 
gesti, smorfie, mugugni e sorrisi.


E mi diverto di più.


E per annunciare sui social le varie puntate?

Esempio prima stagione

Esempio seconda stagione

Se nelle prime stagioni mi sono impegnato a costruire vere e proprie locandine 
(vedi i due esempi) 
adesso chiedo a quella sapientona dell'Intelligenza Artificiale di creare mondi fantastici in una serie di scene monumentali ambientate sul
Globo Terracqueo, 
termine, quest'ultimo, oggetto di spassosi ma anche sconsolanti Sondazzi in cui nessuno ha mai saputo dire cosa cavolo fosse quello strano... globo cosa?
(E vanno a votare!) 

Nuove immagini davvero suggestive 
in cui prevale il blu, 
non troppo inconscia memoria della mia lunga carriera in una radio di quel colore...

(Vedi il primo MUSEO:

Tra Intelligenza Artificiale 
e Fantasia Naturale
abbiamo messo su un Album unico, 
che si arricchirà via via
con l'avvicendarsi delle puntate.

Questo:
 

Dall'Italia per il mondo.


Chi non ha mai volato nello spazio 
su un coccodrillo dorato?


Con due cari amici.


Un calcio al mondo e... Gol!!!


Però... 
Credevo fosse più pesante. 
Lo reggo.


Ho le spalle coperte, naccherini!
E allora?


Ma chi l'ha detto che non siamo mai stati sulla Luna?


Ecco la prova: io c'ero.


(Continua)

La narrazione del Museo, 
ormai in "presa diretta"
come un diario, 
si aggiornerà ogni volta che ci saranno 
novità rilevanti 
o cose che avrò voglia di dire.

Il Deposito invece, 
che non ha obblighi di 
narrazione cronologica, 
bensì di disordinata documentazione, 
si aggiorna a proprio piacimento 
per il piacimento di chi 
guarda e legge.

Consiglio caldamente di visitare 
il primo Museo del "G", 
che a differenza 
(per ora) 
di questo è stato,
dall'autorità competente, 
"vietato ai minori"
(non proprio, ma per accedervi chiedono il tuo consenso a causa di certi "contenuti sensibili": 
DICHIARO DI COMPRENDERE E DI VOLER CONTINUARE).
Clic! Tu comprendi e continui.
E vai: 


Non vi deluderà.
Lo dico dal profondo del mio... 
CUORE


  Ops... 
 Un contenuto 
 sensibile 
anche qui!
(Anzi, due).








































 Ehm...
Ok, ok, ma sì, certo. Storia di fantasia! 
Forse.
Finale fatto con l'AI?
Chissà. 
Non ricordo bene...







"Nascerà dall'acquatica triplicità,
da uno che farà del Giovedì la sua festa:
la sua fama, lode, regno, potenza cresceranno
per terra e mare fino a tempestare l'Oriens"

NOSTRADAMUS
Centurie, I,50

Si comincia bene! Nostradamus aveva previsto il mio avvento: io nasco di giovedì nel segno dei pesci con origini del nord, centro e sud (l'acquatica triplicità), 
la mia fama, la mia lode, il mio regno, la mia potenza, 
benché a livello regionale
(perché come ripeto spesso
io sono piccolo),
sono cresciute espandendosi in Toscana per terra e per mare letteralmente tempestando... l'Oriens?
Ma qui, cari interpreti del grande profeta, sbagliate nel tradurlo "Oriente".
Nostradamus voleva dire "Audience",
che si pronuncia sostanzialmente allo stesso modo di "Oriens".
Ed ecco fatto il ritratto del "G".
Grazie, profetone!

(Mah... Ci crederanno?).



"Gianni Greco, 
appassionatissimo di ufologia e di scienza, 
è ricco di quella "curiosità naturale
 che contraddistingue gli spiriti alacri 
e non conformisti.
Fornito di solida cultura,
dimostra una notevole sensibilità
ed attenzione analitica"


"Gianni Greco... Ma non era morto?
No, dai, è morto...
No?"

CARLO VERDONE,
allungandomi la vita.


1981, Parma.
In un grande teatro, in mezzo a gente come 
Mia Martini, Bobby Solo, Toto Cutugno, Zarrillo, 
VASCO ROSSI 
e molti altri, c'ero anch'io.

Ecco, tocca a me.
Ai piedi della scaletta che dal retro 
porta al palcoscenico c'è 
Vasco,
già un mito allora, 
tutto solo, appoggiato al muro.

Mi fa: "Cosa canti te?".
"Tommi", rispondo allucinato dai suoi occhi incredibilmente chiari.
"Va bene, ti ascolto".
Azzo!
Salgo, canto, riscendo, e mentre lui sale mi fa: 
"Carina la tua canzone".
Poi va su e spacca il culo a tutti con
"Siamo solo noi",
al cui confronto la mia è una
canzoncina da oratorio.
Ma che ganzata... ero salito su un palco
prima di Vasco Rossi!

E la storia non finisce qui.

Qualche tempo dopo uscì una sua canzone 
intitolata "Toffee", e con stupore 
ci risentii un po' la mia "Tommi"...
Per me un onore.

"Sta per arrivare il "G", 
il notissimo conduttore radiofonico, 
colui che vi tormenta tutti i giorni 
con il Sondazzo. 
Che volto avrà, come sarà
 fatto? 
Sarà biondo, alto, magro, basso?"

Sono come sono, 
caro Circuito Cinquestelle...
Ma che te lo dico a fare?
Non esisti più.


"Da mezzogiorno alle quattro 
su Radio Blu di Prato 
è l'ora del "Sondazzo" in diretta. 
Si ride, si scherza, si fa di peggio. 
Si danno appuntamenti erotici
oppure si mandano in onda 
orgasmi in diretta. 
Imbarazzante? 
Bene, allora l'obiettivo è centrato,
sull'onda di una tradizione 
giullar-boccaccesca"

Ottimo questo riferimento di Epoca
ai giullari e al Boccaccio: 
è proprio la nobile fonte 
a cui il "G" si è sempre abbeverato.
Altro che volgarità!
Tradizione, cul-tura e libertà.


"Lei, "G", ha un carisma tale 
per cui riesce a far fare 
queste cose alla gente"

RITA DALLA CHIESA,
a Canale 5.


"Il mitico "G", 
come lo chiamano i suoi fans,
 è il più famoso, amato, chiacchierato,
 imitato e misterioso intrattenitore radiofonico. 
Le sue trasmissioni costituiscono 
un vero fenomeno di costume 
e sono seguitissime"


"Il "G"? Divertentissimo! 
Mi fa fare certe risate...
Mandamene ancora!"

JOHNNY DORELLI
a sua cugina, abitante in Toscana,
che mi registrava 
e gli mandava le cassette 
del Sondazzo.


"In libera uscita con l'uniforme in disordine 
non salutava 
un superiore sottufficiale. 
10 giorni di consegna"

L'ESERCITO ITALIANO


"Sei un osso duro tu! 
Ao', sei er primo che m'ha fatto suda'. 
M'hai messo pure in difficoltà. 
Te possino..."

CLAUDIO VILLA,
il cantante,
dopo un acceso dibattito televisivo sui generi musicali.

"Lode al tuo occhio, "G"!"

CLAUDIO VILLA,
il disegnatore,
dopo una mia acuta osservazione sulle sue copertine di Tex.


"Il "G"... 
un entertainer fuoriclasse, assolutamente atipico, 
una sorta di Lenny Bruce 
degli Anni '90, 
il cui linguaggio si basava sul turpiloquio 
già un decennio prima 
che Paolo Rossi avesse accesso a RaiTre"


"Sei proprio un chiacchierone tu,
 "G", non fai parlare..."

RITA ROCCA,
conduttrice della Rai, 
durante una diretta su Radio2. 
Glielo facevo apposta.

"Idee, ironia e simpatia 
fanno del "G" 
uno degli animatori più seguiti. 
Risate a crepapelle ogni giorno 
sono assicurate con le sue provocazioni telefoniche 
in diretta"


"Lei con noi politici è più cattivo di "Crème Caramel"! Peccato che le manchi Pamela Prati"

VALDO SPINI

Per la cronaca gli risposi: "Quella manca anche a lei, onorevole!"


"In branda dieci primi dopo la sveglia. 
7 giorni di consegna"

L'ESERCITO ITALIANO


"Ho sempre sostenuto che "G" è un grande artista, 
ma evidentemente c'è di più: 
ha anche la geniale intuizione 
degli scienziati puri"

Dott. ENZO BONCOMPAGNI,
cardiologo, conosciuto 
- anche televisivamente - 
come 
"L'amico del cuore"


"Imperversa per l'etere 
col suo programma e i suoi personaggi strampalati. 
Stiamo parlando del "G", 
così è conosciuto il vulcanico conduttore del Sondazzo"


"Quel "G" ha parlato male 
del mio ultimo album. 
Non è questo il modo di fare,
 infamare il lavoro degli altri. 
Che non si ripeta più!"

ZUCCHERO FORNACIARI,
che invece di rivolgersi a me telefonò meschinamente al proprietario della radio credendosi il padrone delle idee degli altri. 
E a suo dispetto la mia critica, 
di cui avevo tutto il diritto, 
si ripeté, eccome!
Non prendo certo ordini da lui. 
E sto ancora aspettando che mi affronti direttamente.


"Non ti senti un po' meschino, 
un po' tapino 
a fare certe domande
 a delle povere signore che si ritrovano lì proprio... 
Dio mio, cascano dalle nuvole a volte..."

Dalla mia prima intervista televisiva, quando mi mostravo di schiena per nutrire il mistero che ammantava la mia persona. 
E... no, non mi sentivo meschino 
né tapino.


"Ha detto per radio che ho la dentiera. 
Come si permette quello là? 
Io lo denuncio!"

CARLA BONI,
storica cantante di grande carattere,
fuori dai denti.


"Mi hai dato di merda in diretta. 
Ma io ti denuncio!"

GIORGIO ARIANI,
mio amico d'infanzia.
Ma io scherzavo, Giorgino...


"Non è il solito Dj, bensì un amico al servizio del pubblico"


"Con il mezzo del telefono per biasimevoli motivi faceva credere che la persona che stava telefonando stesse per suicidarsi, mentre in realtà si trattava di un macabro e disgustoso scherzo che oltretutto veniva trasmesso in diretta per radio"

LA GIUSTIZIA

Da un Decreto Penale
in seguito a una denuncia.
Esito: non giudicabile previa Oblazione.
"Il "G", re dell'estemporaneità, 
uno degli intrattenitori 
più geniali e provocatori...
Il più copiato dei radio-speaker"


"Fedeli, stanotte non ho potuto dormire,
 ieri ho visto e sentito delle cose 
che mi hanno profondamente turbato. 
Spero che simili spettacoli non debbano più avere luogo. 
Quel "G"... Dio mio..."

Un PARROCO DI CAMPAGNA
durante la predica domenicale, riferendosi a un mio spettacolo nella piazza del suo paese.
"Il "G"? Non mi ha scandalizzato affatto. Figuriamoci, 
ne sento di peggio nelle confessioni!"

Un altro PARROCO DI CAMPAGNA dopo un altro mio spettacolo in un altro paese.


"Niente male. Le rime sono originali, sai, bello... 
Sei libero stasera?"

CRISTIANO MALGIOGLIO
guardandomi languido negli occhi dopo aver letto il testo di una mia canzone negli uffici di una casa discografica milanese. Per la storia debitamente ringraziai e scivolai via farfugliando qualcosa come 
"No... ho un impegno...".
Non mi vendo per una canzone. 


"Incaricato della pulizia degli obici svolgeva il compito assegnatogli con negligenza, rendendosi successivamente irreperibile. 
5 giorni di camera di punizione semplice"

L'ESERCITO ITALIANO

"COMUNICATO
Con la presente, 
Rifondazione Comunista di Putignano, 
esprime il suo più fermo dissenso affinché non venga effettuato lo spettacolo previsto per venerdì 9 dicembre presso il Circolo ARCI di Putignano denominato "Il G", poiché vista la programmazione del solito spettacolo altamente "scurrile, volgare ed osceno" a tal punto da sollevare moltissime rimostranze e malumori in molte persone del quartiere.
Crediamo che l'importanza dell'argomento possa essere interpretata come una crescita culturale per l'intero quartiere"

RIFONDAZIONE COMUNISTA
PUTIGNANO

Poveretti, più bigotti dei preti: 
il vero scandalo stava nel loro italiano!
Ma andate a scuola, ciuchi!
Questi volantini vennero affissi ovunque e distribuiti in locali pubblici e abitazioni del luogo, ma non impedirono che io facessi anche il secondo spettacolo in quel quartiere di Pisa, divertendomi, chissà perché, ancora più del solito...


"Ognuno ha quello che si merita. 
Se loro vogliono leccare 
il televisore lo facciano. 
Io li bastonerei tutti"

ALESSANDRO BENVENUTI
a Canale 5,
commentando un mio celebre Sondazzo.


"Ha la voce inconfondibile,
 il fascino indiscutibile,
 il linguaggio incredibile. 
Dategli un elenco telefonico 
e farà polpette di tutti quelli 
che diventeranno i suoi bersagli.
 Il "G" è come Zorro. 
Colpisce, lascia il segno 
e poi sparisce"



"Seminava il terrore nelle famiglie spacciandosi al telefono per un bambino che aveva sventrato la sorellina. 
Inoltre con azione criminale intimava ad altre famiglie di ospitare extracomunitari qualificandosi come tale sig. Favacaciosa dell'U.T.E.R.O. (Ufficio Territoriale Extracomunitari Ricoverati Occasionalmente),
facendo credere esistere una legge dello Stato che imponesse tale obbligo"

LA GIUSTIZIA

Da un Decreto Penale 
in seguito a una denuncia. 
Esito: non giudicabile previa Oblazione.


"No, no e no... 
In trasmissione da lui 
non ci vado!"

RENATO ZERO
a un amico comune che avevo incaricato 
di invitarlo alla radio nel mio programma.
Anche i grandi se la fanno addosso.
Ma io non credevo di essere 
uno spauracchio di zeri.


"Io gliel'avrei fatta spegnere"
(la radio mentre trasmettevo io)

SUSANNA AGNELLI
su Oggi.
Quando morì pensai: 
"Toh, si è spenta lei", 
ma me ne pentii subito.


"Ha iniziato alla chetichella e ora è diventato uno dei grandi della Radio.
Non ama fare la fila davanti agli studi dei "big" per poterlo diventare a sua volta, perché lui lo è già"


"Chiamato da un superiore si presentava dopo molto tempo senza alcun giustificato motivo,
mostrandosi inoltre risentito per la richiesta fattagli da quest'ultimo circa la causa del ritardo. 
5 giorni di Camera di Punizione di Rigore"

L'ESERCITO ITALIANO


PER CONCLUDERE LASCIAMO 
LA PAROLA AGLI ASCOLTATORI:
DUE VOCI DALLA SEGRETERIA TELEFONICA DELLA RADIO


1
Voce maschile piuttosto schiumante:

"Io chiamo soltanto per protestare contro quell'infame, maledetto individuo che sta facendo quelle sporche telefonate. Siete una massa di schifosi maledetti. Smettetela, razze di cani! Quell'individuo bucaiolo porco mettetelo sul rogo. Quell'infame che sta disturbando le famiglie con quelle telefonate sconce e maledette. Maledetta radio! 
Infami individui, schifosi! 
Che Dio vi stramaledica! 
Sudici, infami, dite a quella carogna di quell'individuo che dev'essere stato creato nello sterco"

2
Voce femminile aggraziata

"Caro "G", sei meraviglioso. Le tue telefonate intelligenti e spiritose mi aiutano molto a trascorrere la giornata. Mi tirano su e mi fanno dimenticare i problemi. Non cambiare mai, resta sempre così. Ciao, ti ascolto sempre"










































































































































PENSIERINO

In effetti a leggere tutto quanto sopra sembra che nella mia vita io abbia fatto solo il Sondazzo.
Per la verità senza quel programma forse nessuno si sarebbe accorto di me. Il Sondazzo fu un ariete utile a sfondare tante porte, arma peraltro a doppia punta, che ha sfondato anche me, facendomi identificare come "Quello delle telefonate", quasi come se non dovessi, 
o peggio non sapessi, fare altro.
E ti accorgi che qualsiasi cosa tu faccia la gente vuole da te sempre quell'altra, anche se è una storia conclusa, anche se non ha niente a che vedere con ciò che stai facendo,
o meglio cercando di fare.
Ma credo sia un destino comune a molti: si chiama "etichettatura", ed è quasi impossibile sfuggirle.
Beh, se non altro significa che almeno una cosa nella vita 
ti è riuscita. E alla grande. 












Non era un tipo facile Faletti, una volta prese a cazzotti uno che gli aveva rubato una battuta. Al suo confronto io avrei dovuto diventare un serial-killer!
Ma no, son troppo pigro.
Cos'era successo? 
Una mia amica, e amica anche sua, durante una vacanza estiva gli aveva portato da leggere nella sua villa dell'Elba, a mia insaputa 
(me lo disse dopo la vacanza),
 il mio quarto libro 
"Io sono il mostro", appena uscito. 
Era il 2006.
Tre anni dopo uscì il suo quarto libro
"Io sono Dio", 
ben altra promozione, 
tiratura iniziale di 500.000 copie (!), 
soldi a palate, 
insomma un altro pianeta.
Ma quel titolo mi fece ricordare l'ultima pagina del mio modesto libro edito a Pisa, dove si legge, pronunciata dal Mostro di Firenze prima di uccidere, la frase inequivocabile:
IO SONO DIO!


Mi fu facile fare due più due.
Lui aveva il mio libro in casa, l'aveva letto, aveva visto quella frase, gli era piaciuta e ci aveva fatto un bel titolo per il suo nuovo best seller.
Io non gli dissi nulla, ma feci un post 
su un social al riguardo.
Non l'avessi mai fatto!
L'ottimo Giorgio mi scrisse subito intimandomi di cancellarlo o smentirlo.
Perché lui il mio libro non l'aveva nemmeno aperto, e se un'ispirazione c'era stata derivava da una frase pronunciata da Robert De Niro nel film 
"Men of honor - L'onore degli uomini".



Ci fu uno scambio di mail e di telefonate, e la cosa finì lì, 
non senza i dovuti complimenti da parte mia 
a così abile e fortunato scrittore e non solo.
Complimenti sinceri.
Perché a uno che parte cabarettista e riesce quasi a vincere 
il Festival di Sanremo 
(per me avrebbe dovuto vincerlo, ma c'era un cieco...),


a uno che riesce a vendere milioni e milioni di libri passando dalle macchiette 
alle più alte vette della narrativa, 
che puoi dire?
Solo bravo, bravissimo.
La stessa strada l'avevo percorsa anch'io, 
di 7 anni più vecchio ma, 
come tengo sempre a precisare,
"piccolo". 
Col Sondazzo, pur non essendo un comico, 
ho fatto ridere molto, molto 
- aiutatemi a dire molto - 
più di lui, 
ma solo in Toscana, e da una radio 
(= Serie B). 
Con la musica invece che al Festival di Sanremo 
sono arrivato all'Ambrogino d'Oro di Milano 
(= Serie C). 
Con i libri solo grandi rimpianti per i pessimi editori 
che mi sono capitati 
(= Serie Z).
Lui tutta Serie A.
E Champions League.
Ma caso unico e irripetibile
(a consolazione di noi rosiconi).


Peccato che non sia riuscito a godersi abbastanza gloria e ricchezza, lo avrebbe meritato.
E io, col mio libruccio di Pisa, avevo sicuramente torto. 
Ma che pretendevo?
Però sono ancora vivo, e al momento in cui scrivo (2026) gli ho dato 20 anni di distacco.
E la vita non ha prezzo.
(Ma è solo un valore casuale).





Partendo dalla tradizione delle serenate unite agli stornelli maliziosi dell'antica cultura popolare toscana e a un bel po' di sana goliardia
ho ordito questo tranello a cui molte signore (e anche signori) hanno abboccato. Bello ricevere una serenata per telefono... Ma queste sono "serenatiche", altra cosa, spinte ben oltre il grassoccio doppiosenso dei nostri stornellatori.
Qui si esplicita!
Ovviamente tutto improvvisato al momento sulla sola base di un nome con cui far rima.
A leggerle sembra robetta, ma ad ascoltarle e sentire le reazioni della gente è tutt'altra cosa.
Le reazioni? Spesso risentite, incazzate o deluse
(ci avevano fatto la bocca...), 
ma a volte esprimenti gradimento comunque, 
perché una serenata è sempre una serenata... 
E qui scatta l'inutile ribellione alla solitudine, la voglia di qualcosa purchessia, l'insoddisfazione stratificata in anni di illusioni infrante dalla realtà ogni maledetto giorno di una vita piatta e assassina di sogni. 
(Si capisce che il Sondazzo mi ha laureato psicologo? 
E la vita un po' poeta).
 
Ma adesso dai, "G", imbraccia la chitarra e butta là accordi a caso, mentre canti parole che ti sgorgano libere 
(molto libere) improvvisando, apparentemente offensive, 
in realtà beffarde indagatrici dell'anima.






























1

LECCARE IL TELEVISORE




 ANNI E ANNI DOPO...


Ma era un'idea mia...


2

COMPRAVENDITA DI ESCREMENTI




ANNI E ANNI DOPO...

 



E CHI CI GUADAGNA?


Lui, ovviamente, mica io!


3

ACCOGLIENZA EXTRACOMUNITARI




ANNI E ANNI DOPO...




Ne piazzavo più io!



4
SCORREGGE PROFUMATE
(E MUSICALI)



ANNI E ANNI DOPO...


Fu lui, dopo di me, l'inventore: Christian Poincheval, francese, che meno invasivamente creò all'uopo una pillola, non sappiamo se più o meno efficace del mio efficacissimo tubo.
Quanto alla musica dal culo, beh,
su quella c'è ancora da lavorare.
Il Sondazzo è anni luce avanti.


5

UN NUMERO MOLTO SPECIALE




ANNI E ANNI DOPO...



Come al solito, 
io invento e gli altri incassano:
i'bbischero che son io!



Ma va bene così.

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Quando ideai il TELEDRAMMA pensai che la dettatura telefonica dei telegrammi non esistesse. 
E invece c'è già dal 1927!
Ma forse non così...





Eccone pochi ma sfolgoranti esempi.

Chi ha ascoltato sa, chi non sa può provare a immaginare l'uso telefonico che di tali denominazioni può essere fatto.







ù























E molti, molti altri...

Le sgrillettanti dita del "G" sono gentilmente concesse dal mixer su cui per 25 anni egli ha condotto anche la parte tecnica di ogni sua trasmissione.






Intercalare fiorentino 
che ho sentito fin da bambino 
dalle bocche poco educate dei "sanfredianini", 
e che ho trasformato nel mio 
tormentone più popolare, 
mettendolo in bocca al Nacchero, 
uno dei protagonisti del Sondazzo, e usandolo poi io stesso in ogni occasione. 
Espressione spessissimo ripetuta dai fan 
a mia identificazione.



Espressione ricorrente in puro fiorentino non legata a personaggi del Sondazzo, ma esclusivamente mia, da usare per sottolineare la piccolezza di certi comportamenti umani. Frase divenuta proverbiale tra i fan.



Slogan strettamente riferito
a Gugliermo Passeri,
personaggio burbero che consegna merce mai ordinata.



Benzinaio del distributore "Egli" 
(succedaneo dell'Esso), 
il Grezzo si rivolge a chi fa benzina e scappa senza pagare usando come monito e minaccia 
il proprio odore,
effettivamente insopportabile. 



Elvira Tirasassi, di 87 anni,
sdentata e piena di pelletiche, oltre a essere parecchio maiala 
è l'amorevole custode di un simpatico 
"pappacazzino" 
che ogni tanto scappa dalla gabbia ed entra nelle case
degli altri. 
La povera signora telefona e chiede a chi 
le risponde di chiamarlo, 
e molte persone lo fanno
più e più volte. 
Così il richiamo "Cincirillinooo..." 
è diventato uno dei tormentoni più surreali del mio programma.



Il Marchese Stefano Carogna Merda, con la sua erre moscia, si dichiara "supeviooove" a chiunque, e gode nel parlare con gli "infeviooovi", sfociando in un orgasmo decisamente eccessivo, con eiaculazione a getto di garrula fontanella.



Clitoride Pazzo è un'assatanata che si eccita al massimo grado centigrado solo a sentire una voce maschile o a parlare con una moglie del di lei marito.



Il povero Balbuziente
vorrebbe dire 
"Mi fa un po' un piacere?", 
ma non ci riesce...



L'ottimo Frate Lino ha la vocazione di aiutare le donne a superare i propri problemi, e ha sempre un buon consiglio per loro.



Invettiva lanciata imperiosamente verso chi
tace qualcosa, 
o anche così a caso.
Il fatto è che tutti capiscono esattamente quello che io 
voglio che capiscano:
"O merdosi!".
E come s'incazzano!



Tradotto: 
"Bisogna ridurre!!!",
ma l'Architetto Culirossi,
dello Studio 
Culirossi, Culirossi, Culirossi & Culirossi 
di Milano, 
ha un'erre particolarmente arrotondata.
Cosa va ridotto? L'appartamento di chi ha stanze in più rispetto al numero dei familiari, 
per far posto a immigrati, prostitute 
o ergastolani. 
Ma si può evitarlo se si accetta di adibire parte della casa ad area cimiteriale...
Nella vita reale il principio
"bisogna ridurre"
sarebbe molto utile se esercitato in certe sedi istituzionali, politiche,
commerciali o sportive...



Don Coccolino si aggira sopra le case a bordo dell'Elicottero Silenzioso che trasporta la sua Parrocchia Volante. Così riesce a confessare le signore credulone sottostanti per poi ripartire impartendo loro la sua un po' ambigua benedizione. 


Ugo è un gran viveur, 
un vero tombeur de femmes,  
le conquista tutte con la sua frase magica,
promettendo loro 
un abbondante "sugo",
c'è da scommetterci non solo metaforico.



Il Nastro Registrato 
ha una sua vita, 
parla con la gente nell'attesa di qualcosa... 
non si sa cosa. 
Tutta la vita è un'attesa, 
e la gente parla con lui, malgrado si ostini a qualificarsi come una registrazione. 
Ma la solitudine si accontenta anche di una voce registrata.
Attendere prego...



Va detto tutto di seguito, tutto d'un fiato, gonfiando un po' le guance, continuando finché si può. Il bimbo è bello perché tutti i bimbi lo sono, anche se sui giornali e in Tv ce li oscurano.



Una delle infinite situazioni del Sondazzo ci ha regalato più di un tormentone, almeno quattro. 
Ed è quella dell'Inquilino del Piano di Sotto, ben presto ribattezzato "Inculino". 
La prima frase, perentoria, decisa, è questa. 
Poi le fatali domande...


Sì, perché quelli di sopra 
ne combinano di tutti i colori: 
per esempio mi intasano il water,
ma soprattutto di notte
fanno sesso rumorosamente.
Di qui le domande di cui sopra.
E il letto cigola...


E certe volte sembra che il cigolio pronunci il nome di un noto calciatore...


Eh, no... 
Ora basta, bisogna farla finita, sennò prendo 
pro-vve-di-men-ti!



E con questa esclamazione prettamente fiorentina ricorrente nell'esternazione dei miei stupori,
concludo questa piccola rassegna di tormentoni del "G",
20 in tutto, 
in rappresentanza 
delle centinaia che mi sono passati in bocca,
compresi quelli di cui non mi ricordo.
Sentilàeee! 





Il Nacchero sui muri.


Il Nacchero nel vino.


Il Grezzo nell'olio.


Al Tour de France.


Non c'entrano niente con me, ma a Livorno furono notati questi manifesti. 


No, dai, questa è proprio
roba mia. 
In scena a Firenze, poi,
guarda caso...
Ladruncoli! Ma vi perdono, via, perché è sempre meglio
esser copiati che copiare.
(Vedi in "Tormentoni").


Poteva mancare?




Un errorino del Televideo e un vigile del fuoco si trasforma in un personaggio del Sondazzo.
(Il Tenente Cincipiccino dei Vigili del Cuoco).


La Settimana Enigmistica in un suo famoso slogan asserisce di essere il settimanale che vanta il maggior numero di tentativi di imitazione. 
E' un onore essere imitato da tale... pilastro dell'originalità!
"C'è Nerentola?".


Nacque prima Giuseppe Masticabrodo di questa osteria. Ma a Firenze il detto 
"O masticabrodo..." 
nacque prima di me. 
E ad esso m'ispirai per il mio personaggio.


"C'è Reali?".



Del resto Galbusera ha tutti i diritti di usare la propria iniziale, al punto di inventarsi anche una simpatica "Radio G".



Ma questo rimestare tra i miei personaggi è insopportabile.
"Striscia la Notizia" ha ospitato un personaggio chiaramente ispirato al mio Tito Traves. 
E non faceva nemmeno ridere.
Chi copia fa piangere.


A proposito di Tito Traves, qualcuno a Firenze ha notato un cartello modificato trasformando
"accesso consentito" 
in "al cesso con tito", 
e me ne ha inviato la foto.
Ma la frase intera, 
guardando bene, è: 
"Va San Giuseppe al cesso con Tito".
Chi l'avrebbe mai detto?



Come prima con Tito, spesso è accaduto che gli ascoltatori, totalmente impregnati delle mie invenzioni sondazziane, mi inviassero qualsiasi cosa evocasse nella loro mente, anche alla lontana, tormentoni o personaggi dell'infinita saga, come un titolo con "Ora basta!" o un fachiro che per il solo fatto di chiamarsi Simone ricordava loro il mio Bambino Simone.
Piccoli esempi di una grande ubriacatura di cui solo ora, forse, recuperando questi folli 
"pezzi da museo", 
mi rendo conto.



In un vero ospedale comparve un falso Responsabile del Reparto di Odontostomatologia: 
il Professor Cazzantico
(il mio Primario della Clinica di Gerontopedofilostetricia).
Si trattò ovviamente di uno scherzo,
fatto da un medico mio ascoltatore.
Foto scarsa ma leggibile.

Qualcuno ha scovato un distributore di benzina di nome "Loro" e ha pensato che dopo il noto Esso (esistente) e il mio Egli (fittizio) potesse dare continuità alla saga dei pronomi petroliferi.



Il "mio" Bar Armida, reso celebre da Gugliermo Passeri e il Signor Pasticcini, esiste davvero. 
E non ce n'è uno solo!


Salvatore lo Sragnatelatore "tiene lo strumento fatto apposta" per "sragnatelare" le signore. Potrebbe essere questo. Nemmeno Rocco ce l'ha così...


Il diminutivo di Nacchero l'ho spesso usato per fare incazzare i miei interlocutori. 
E come da copione si sono sempre incazzati abbestia,
senza sapere che "Naccherino" non è un'offesa: 
figuriamoci, fu pure usato nella castigatissima "Eredità"!



18 aprile 2026

ULTIME NOTIZIE


E con questo si chiude il discorso.
Cioè, si chiuderebbe se fossi io
la salma. 


Ma non ancora!

























Sembra proprio che in questa sequenza io impartisca una benedizione...
Vogliamo vederla animata?


(Che bischero...)




FOSSERO STATE BANCONOTE
O MONETE...
Con questo Sondazzo 
mi sarei arricchito!


E vai con le false offese!

































Qui siamo in piena zona sogni: 
fine d'anno 1962, 
con una delle mie formazioni de "Gli Dei" suono al "Rendez Vous", 
locale sotterraneo presso Piazza della Signoria, nella mia Firenze, 
ben prima che diventi il "Tabasco", 
noto ritrovo gay. 
Io sono al centro, il "complesso" è mio, ho davanti la vita, il mondo, la musica!



Lo storico sito
MUSICA E MEMORIA
così ha pubblicato, con la loro e la mia storia, alcune immagini 
de "Gli Dei" (1962) 
e "The Wonders" (1963), 
i  "complessi" tutti miei 
che mi indussero al sogno.




Stavano affacciandosi i Beatles,
avrebbero cambiato tutto 
(ricordo una mia trascinantissima versione di "Twist and shout"), 
tanti gruppi sarebbero nati sulla loro scia, io avrei potuto... avrei dovuto...
(bruttissimi verbi questi) 
e invece feci l'Errore-Della-Vita:
 proprio sul più bello accettai l'offerta di un "complesso" piuttosto affermato in zona, 
"I Milords", 
credendo di fare un passo avanti. 
E ne feci mille indietro.





Nessuna creatività. 
Sì, un certo numero di serate garantite 
(non dovevo più sderenarmi io per trovarle, non ero più il capo), 
quindi compensi assicurati, 
ma piattezza assoluta.

Specifico che non mi riferisco alle persone, bravi e cari amici, ma al metodo. 
Fu tutto mio l'errore.



Quando me ne resi conto era già tardi 
(ma lo sarebbe stato comunque): 
fui chiamato a "servire la Patria" proprio nel momento più musicalmente fecondo degli Anni '60: 
era il 1964, avrei potuto ancora dare una svolta al mio destino, 
ma in divisa riuscii al massimo a creare, 
a Cremona, 
un mio gruppo con bravi commilitoni, 
"I Senzanome", 
suonando per le Forze Armate.



RITRATTO DI UN COETANEO
Una piccola storia che merita di essere raccontata.

Lui un gigante di due metri, io un nano accanto a lui, quando entrammo insieme nella caserma di Foligno a cui eravamo stati inizialmente assegnati ci presero tutti regolarmente per il culo.


In treno avevamo familiarizzato. 
"Io mi chiamo Gianni".
"Io Victor, piacere". Accento emiliano. 
"Che fai?". 
"Suono in un complesso".
"Davvero? Anch'io! Nei Milords, e tu?". 
"Il mio ha un nome strano, si chiama Equipe 84".
Boh, questo nome non lo avevo mai sentito (infatti non avevano ancora inciso niente, tranne - saputo dopo - l'Inno del Modena "Canarino va'"... Pensa un po'!).

Victor Sogliani, altissimo bassista, non si aspettava affatto che nel frattempo, durante i 15 mesi del suo (e del mio) servizio militare, l'Equipe 84 sarebbe diventato uno tra i più famosi gruppi italiani iniziando a incidere per la Vedette pezzi bomba come "Papà e mammà", che per me resta uno di più forti in assoluto del gruppo. 
Dopo i 5 mesi del (durissimo) corso Allievi Sottufficiali, da Foligno ci mandarono in città diverse, perché lui ovviamente era in Artiglieria Pesante, mentre io, altrettanto ovviamente, in Artiglieria da Campagna, 
più leggera. 

Non ci vedemmo più, ma quando a Cremona sentii "Papà e mammà" dissi: "Ganza questa! Di chi è?". Al nome Equipe 84 trasalii: ma come... avevano tagliato fuori il mio primo amico di naja? Vidi anche il disco, e sulla copertina c'era un altro al posto suo. Ci rimasi molto male. Ma sbagliavo. In seguito seppi che Victor era rientrato nei ranghi appena terminato il servizio militare.
Menomale.
Così dopo il congedo lui si era trovato la pappa del successo bella calda e scodellata riprendendo il suo posto a corsa già partita, e chissà cosa era stato del povero bassista che lo aveva ben rimpiazzato nel periodo dell'obbligo di Patria... 
Facciamo almeno il suo nome: Romano Morandi, detto Romano VIII, uno che deve aver sofferto non poco nell'assistere al successo sempre crescente dell'Equipe, che con lui era iniziato, come vediamo, anche al Piper.


Gli dedico le prime "sue" copertine.


Bene per Victor. 
Io invece quando rientrai nei Milords, 
che mi aspettavano a braccia aperte 
e a cui non seppi dire di no 
(anche perché non sarebbe stato né facile né veloce ricominciare tutto da capo - cosa che invece avrei dovuto avere 
il coraggio di tentare), 
mi beccai il night club.
Già! Che fortuna, vero?
Manco una registrazione, un pezzo nostro, 
un tentativo, un disco inciso...
 Niente di niente, 
noi inesistenti.
Solo interminabili nottate tirate avanti 
a suonare la musica degli altri
senza entusiasmo né fantasia,
complici dello schifo che vedevamo
ogni notte davanti a noi:
 dall'avvilente compravendita sessuale 
mascherata da incontri 
più o meno casuali 
ai furti spudorati messi in atto dal personale ai danni dei rimbambiti
fruitori di quella povera carne avvelenata.
Molto più sani e veri 
i vecchi aboliti casini.

Le mie più accese ambizioni si erano spente. Lavoravo a cottimo ormai, pensando al "culo" di Victor che io non avevo avuto.  


Ma restai di sasso quando seppi, anni dopo, della sua morte improvvisa a soli 52 anni, proprio mentre io, suo coetaneo, stavo volando con le ali del "mio" esagerato successo radiofonico. 


Che strana roulette è la vita!

Nel periodo passato insieme in caserma avevo imparato ad apprezzare Victor come persona, da lui ricambiato. 
A me toccò più tempo nel mondo, 
a lui più fortuna, 
diciamo pure sfacciata: 
l'Equipe 84 sarebbe stata probabilmente 
la stessa 
anche con l'altro bassista, 
ciò niente togliendo alla mia sincera soddisfazione per quel gigante mite,
sempre un po' imbarazzato 
dalle proprie eccessive proporzioni 
che l'avevano costretto 
a fare il militare in abiti civili 
per oltre un mese, 
perché non c'erano divise della sua misura, 
e lo Stato gliene aveva dovuta cucire appositamente una.

 Mentre scrivo questa piccola storia (A.D. 2026) mi rendo conto che, tranne Maurizio Vandelli, ormai tutti i componenti storici dell'Equipe 84 sono morti, compreso il primo sfortunato bassista.
E allora sarà meglio che mi dedichi ai vivi, adesso, cioè a me, finché posso.

Anche a me, come detto, toccò qualcosa dopo il servizio militare: io avevo avuto in sorte nientemeno che il night club! Un grande successo anche quello... 
Sì, però senza il "suc"!









Le foto precedenti si riferiscono 
al night club "Casino de Paris" 
di Merano, 
dove suonammo per un mese 
ogni notte del settembre 1965. 
Perché nei night non ci suoni due o tre volte, ma mesate intere, 
senza vedere il giorno.
In compenso vedevamo un mondo marcio, tante povere ragazze legate al consumo di costose bottiglie da parte di ricchi falliti in amore che le costringevano nei separé a sottoporsi ai loro vizi e a bere, bere, bere...
E quando le vedevi dirigersi più volte verso il bagno sapevi che andavano a infilarsi due dita in gola per poter continuare a bere e "fare bottiglie",
senza essere esentate dall'obbligatorio, 
avvilente numero di spogliarello
che dava loro se non altro 
l'alibi di dichiararsi "ballerine". 
Poi le disgraziate si confidavano con noi 
e... ehm... beh... altre cose.

Una finta Parigi sullo sfondo

Non so se ancora sia così, 
quel mondo non l'ho mai più frequentato in seguito, tranne occasionalmente per tracciare le basi del mio 
programma televisivo "Spogliala tu"
del 2003 
(vedi nel MUSEO n. 1 un po'
di poppe fuori), 
ma si trattava di una evoluzione 
del night, tipo disco-lap dance,
dove ho trovato ragazze meno
tragicomiche 
e apparentemente più libere.
Sempre comunque un gran 
maialaio. 
Le donne mi piacciono, e parecchio,
ma non così. 
Non era un mondo che potesse appagarmi, 
anzi, proprio il contrario. 
Ma mi ci ero ficcato io, porca puttana! 
(... Forse meglio dire porca entraîneuse).







Lavorare si lavorava, e tanto.
Vado a mente:
a Firenze lo Chez-moi, il Verdeluna,
La Lupara 
(sì, proprio lupara, avete letto bene), 
La Scaletta a Chiavari,
a Merano il già nominato Casino de Paris
(questi nomi non esistono più),
vari locali notturni di Montecatini, 
regina del puttanaio, 
e anche Viareggio e la costa... 
In quel che rimaneva del 1965 
dopo il mio congedo a fine luglio, 
e nel 1966, 
ebbi pochissime giornate libere 
e vidi molto poco la luce del sole.
Mentre fuori esplodeva il beat 
io vivevo nelle fogne come i topi.
Questa non era la mia visione della musica: io la intendevo creativa, appagante, mia,
non oscura, ripetitiva, impiegatizia.
Arte, non lavoro.
Non ce la facevo più.


Agosto 1965 


Di tanto in tanto suonavamo anche in altri orari e situazioni, come al Gran Caffè di Casciana Terme, dove per due anni in agosto facemmo "caffè concerto" all'aperto il pomeriggio. 


Agosto 1966


Lì - Ferragosto 1966, proprio il giorno di questa foto - conobbi una ragazzina di 15 anni (io 23) e la vidi - ulteriore illusione - come un angelo venuto a salvarmi. 

IMMAGINE APPOSITAMENTE GENERATA IN AI CON FISIONOMIE DI FANTASIA

Tempo pochi mesi la misi incinta e la sposai. Lei fu la mia prima moglie, e quelle le mie ultime esibizioni musicali. 


Un po' per errori miei, 
un po' per ottusi obblighi
tardopatriottardi poi aboliti 
e molto a causa dei miei sogni infranti,
con conseguente rifiuto cieco di ogni riferimento a quel mondo che mi aveva così profondamente deluso,
avevo perso il mio primo treno 
per la musica.
Il successivo sarebbe passato all'inizio degli Anni '80 e lo presi in corsa, 
raggiunsi e superai con soddisfazione 
alcune stazioni, 
poi scesi alla stazione Radio,
l'inaspettata meta
 che - sia chiaro -  non fu fortuna: fu meritato destino.

Ma queste storie le ho già narrate nel
primo MUSEO:




Omaggi































In TV






















La prima intervista televisiva a Clet, l'artista dei cartelli stradali fiorentini, la feci io. Queste foto ce le mandò sua madre, che ci guardava dalla Francia.

Alla radio









Con amici fumettisti









La mia sigla di fine stagione.


Notte Bianca 2010
a Firenze














Con
Matteino sindachino 
tutto pazzo del Sondazzo


"G, ho iniziato ad ascoltarti a 16 anni,
di nascosto a scuola.
Ho imparato tutto da te".

"In effetti il Sondazzo
ti ha insegnato molto, Matteo!".











"Vai da Obama, vai..."

Oh, ci andò davvero!
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Con ascoltatori








Da uno spettacolo pomeridiano con molti giovanissimi fan del "G"
12/12
millenovecentonovantatre



























Fantasie datate e
autoritratti horror

















Innumerevoli e consistenti
documentazioni sono presenti 
nel DEPOSITO del primo 
MUSEO DEL "G".
Saccheggialo:


Commenti

  1. Grazie per i presumibili commenti, ma preferisco che ogni contatto faccia capo alla mail scriviag@gmail.com, quindi scatenatevi lì. O anche no, a vostra voglia e libertà. "G"

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